Print this page

Social freezing e la libertà riproduttiva: la replica del Comitato “Pro-life insieme”

Giovedì, 03 Aprile 2025

Riceviamo e pubblichiamo una nota a replica dell’articolo https://www.pisticci.com/index.php/interventi-e-appuntamenti/item/10749-social-freezing-e-liberta-riproduttiva-proposta-per-sostenere-lucane-scelte-personali-lavorative.html a firma della Prof. Vittoria Criscuolo, Vicepresidente Comitato “Pro-life insieme”. Segue la nota:

“Posso capire il desiderio di maternità che ci contraddistingue spesso fin da quando siamo bambine, come anche la evidente difficoltà di conciliare carriera e gravidanza, ma pensare di forzare la natura in un’epoca nella quale, invece, si tende a dare un’enorme importanza all’ ecologia, mi sembra una contraddizione in termini.
Prima di esporsi con uscite così estemporanee, come la proposta di legge di congelare gli ovuli, bisognerebbe riflettere sui problemi che ciò comporterebbe: innanzitutto una stimolazione ormonale che permetta la produzione di più ovociti ( quindi farmaci che la donna dovrebbe assumere per ottenerli); successivamente la fecondazione in vitro; infine il reimpianto in utero del “ prodotto del concepimento”. Come sempre, tutto scaricato sulla donna! E la proposta viene da due donne! Mi chiedo se si conosca l’efficacia limitata delle tecniche di PMA: Le percentuali di successo risicate, di per sé, di ottenere l’ agognato “bimbo in braccio”, già dovrebbero sconsigliare di scegliere come strumento privilegiato la PMA per avere figli: nella FIVET omologa, cioè quando il figlio è prodotto a partire dall’ovocita e dallo spermatozoo dei suoi genitori genetici e biologici, l’efficacia è del 17,17% vs 28,45% per l’eterologa (vedi CS N.2 dell’AIGOC del 12.03.2025:
https://aigoc.it/2025/03/12/aumentano-i-cicli-sospesi-4-879-ed-interrotti-22-911-e-gli-embrioni-omologhi-crioconservati-64-106-nelleterologa-destano-preoccupazione-i-movimenti-di-import-export-di-ovociti-liqui/).
Per ogni embrione che nel 93% dei casi è giunto a nascere, sarebbero sacrificati n. 7(percentuale dei tentativi falliti) x 3 (n° degli embrioni trasferiti in ogni donna) = 21 embrioni; a questi bisogna aggiungere i 2 embrioni che non si sono annidati nel 93% dei casi. Se fossero 5 i tentativi di trasferimento di un embrione per volta, per ogni “figlio in braccio” gli embrioni sacrificati sarebbero n. 2 (percentuale dei tentativi falliti) x 5 (n degli embrioni trasferiti in ogni donna) = 10 embrioni. A questi bisogna aggiungere i 4 embrioni che non si sono annidati nel 98% dei casi. Dunque, il costo in vite umane appena concepite, nella migliore delle statistiche, sarebbe di 23 (per un’efficacia del 93%) o 14 (per un’efficacia del 98%) per ogni “figlio in braccio”!
Inoltre, nell’ultima Relazione del Ministero della Salute al Parlamento italiano sull’applicazione della L. 40 in Italia che riporta i dati dell’anno 2021, si legge che la percentuale, crescente di anno in anno, di cicli sospesi prima del prelievo ovocitario o interrotti dopo lo stesso prelievo, nella sola FIVET/ICSI omologa (con i gameti della stessa coppia), è stata del 12% per rischio di Sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS) per le donne sottoposte ad un alto dosaggio di sostanze ormonali favorenti la formazione di un grande numero di follicoli ovarici dai quali vengono poi aspirati gli ovociti da fecondare in vitro.
A tutto ciò va aggiunto il costo umano, emotivo per noi donne enorme.

Tutte le volte che il desiderio di maternità risulterà frustrato dall’ insuccesso, la donna soffrirà. Questi dati però non vengono mai menzionati dai media, che sembrano non rendersi conto del favore che così generosamente regalano alle case farmaceutiche e ai loro smisurati profitti, in primissimo piano rispetto al coinvolgimento emotivo di chi cerca una gravidanza.
C’è da chiedersi per quale motivo le donne non vogliano, semplicemente, accettare la propria condizione di privilegio, quella della maternità, e si affannino invece a trovare strade lastricate di dolore per affermarla.

Forse meglio riflettere prima di avanzare proposte offensive e umilianti per la donna, che, nel 2025, non merita di essere trattata come un contenitore ora da svuotare con l’aborto, ora da riempire con la
fecondazione assistita.
Ci sono altre strade per valorizzare noi donne, più rispettose della nostra natura".
Prof. Vittoria Criscuolo Vicepresidente Comitato “Pro-life insieme“
www.prolifeinsieme.it

Ultima modifica Giovedì, 03 Aprile 2025 12:02