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Si è celebrata ieri, 20 marzo 2025, dinanzi al Giudice per le Indagini preliminari presso il tribunale di Potenza la prima udienza nel procedimento penale nel quale sono stati tratti a giudizio, a vario titolo, diversi indagati per responsabilità in ordine alla commissione dei reati quali disastro ambientale, inquinamento ambientale, traffico illecito di rifiuti e falsificazione di documenti, ciò in qualità di dirigenti dell’ITREC e della Sogin, la società statale responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, così come funzionari del comune di Rotondella, della provincia di Matera e dell’Azienda regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata.
Italia bocciata rispetto all’obiettivo 2030 sulle rinnovabili e Regioni in ritardo
La Basilicata ai ritmi attuali raggiungerebbe gli obiettivi con 10 anni di ritardo, nel 2040
Bene la semplificazione nei procedimenti autorizzativi deliberata dal Dipartimento Ambiente regionale ma ora serve un’ottima legge sulle Aree Idonee
Legambiente: “La crisi climatica ed energetica e il rincaro delle bollette si affrontano puntando sulle rinnovabili, non su gas e nucleare. Si sblocchino gli iter autorizzativi, si potenzino gli uffici che valutano e autorizzano i progetti, si approvino leggi sulle aree idonee per accelerare la realizzazione di impianti, ma serve anche una rivoluzione culturale che consideri questa transizione un’occasione di investimento e sviluppo occupazionale per i territori”
Troppi rifiuti finiscono ancora nelle discariche. Mancano gli impianti per il riciclo dei materiali e per migliorare la qualità della raccolta differenziata. Il costo pagato dai cittadini per ogni chilo di rifiuto prodotto è sempre troppo alto
Solo 418 MW installati negli ultimi 4 anni.
Bisogna aggiungerne 1680 MW fino al 2030
Bene la semplificazione nei procedimenti autorizzativi deliberata dal Dipartimento Ambiente ma ora serve un’ottima legge regionale sulle Aree Idonee
Legambiente: "Immaginare la Basilicata come un hub delle rinnovabili e non un hub delle fossili è una prospettiva concreta e conveniente, in grado di creare lavoro e benefici, anche a breve termine, per i territori"
L’Italia è in forte ritardo nel realizzare gli impianti a fonti a rinnovabili e nel centrare l’obiettivo 2030 confermato anche dal decreto aree idonee del 21 giugno 2024, ossia nuovi 80 GW. Negli ultimi quattro anni è stato, infatti, realizzato appena il 23,2% dell’obiettivo al 2030. Mancano ancora all’appello 61,4 GW da realizzare nei prossimi 6 anni, pari a 10,2 GW l’anno e serve accelerare: nel 2023 abbiamo, infatti, installato in Italia circa 6 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili, mentre nel 2024 saranno tra i 7 e gli 8 GW. A fare il punto è il report di Legambiente “Regioni e aree idonee. Le fonti rinnovabili nelle Regioni italiane, la sfida verso il raggiungimento degli obiettivi al 2030 attraverso le aree idonee” realizzato dall’associazione ambientista, Kyoto Club e l’Editoriale La Nuova Ecologia, che mette in fila dati e numeri accompagnati da un pacchetto di dodici proposte per la valutazione delle aree idonee.
Tornando ai dati, il Trentino-Alto Adige è la regione che spicca più di tutte con il 60,8% dell’obiettivo raggiunto. Le altre regioni si mantengono al di sotto del 35%.
Legambiente: “Il governo regionale costretto ad affrontare i disastri degli ultimi 20 anni. Ma gestire l’emergenza non può bastare È necessaria una transizione ecologica dell'acqua e un nuovo governo della risorsa idrica in Basilicata”